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Perché Linguistica e Giustizia?

La Legge è fatta di parole, testi e discorsi che regolano lo ‘stare insieme’ di una comunità. La Giustizia è l’attuazione di queste forme linguistiche. Non soltanto le leggi, ma anche i processi sono innanzitutto ‘fatti’ basati sulla lingua: detta, scritta, sintetizzata, trascritta e intercettata. Fonti di prova e prove si sostanziano, alla fine, in forma linguistica.

Purtroppo i principali attori del ‘farsi’ della Giustizia (magistratura, polizia giudiziaria e avvocati) – sia pure con brillanti eccezioni – non sempre hanno consapevolezza di quanto sia ‘sensibile’ il materiale che trattano quotidianamente. Per gestire un materiale così ‘sensibile’ è necessaria una continua formazione e il confronto continuo con competenze specialistiche interdisciplinari (per esempio, per trascrivere in modo coerente il parlato intercettato o comparare la voce con metodologie scientifiche).

Negli ultimi vent’anni la Linguistica Forense in Italia ha fatto passi in avanti colmando un vuoto rispetto alla Forensic Linguistics, ben più radicata e praticata in ambito anglosassone. La Linguistica Forense rappresenta l’applicazione delle conoscenze e dei metodi di ricerca propri della Linguistica alla pratica forense e giudiziaria. Essa studia il ruolo, la forma e il valore di prova che il linguaggio può avere all’interno di un processo penale. In particolare, la Linguistica Forense tratta:

  • L’analisi del discorso legale: anche inteso come interazione discorsivo-pragmatica fra le parti nelle fasi processuali, incluso il linguaggio legale dei documenti elaborati dai tribunali e dalla polizia giudiziaria;
  • La variazione sociolinguistica nei processi: presenza e interazione di italiano e dialetto e loro ricadute applicative nel giudizio;
  • L’analisi forense del parlato e dello scritto al fine di stabilirne in modo probabilistico l’autore
  • La trascrizione del parlato: dare forma scritta coerente e oggettiva ai discorsi intercettati attraverso una metodologia scientifica;
  • La comparazione della voce: possibilità di dimostrare attraverso l’analisi acustica della voce e la comparazione statistica dei dati se la voce intercettata di un soggetto anonimo è la stessa dell’indagato.

Tutte le questioni appena elencate richiedono competenze scientifiche specialistiche. In particolare, la trascrizione del parlato e la comparazione richiedono anche competenze scientifiche interdisciplinari di tipo linguistico, ingegneristico e informatico che in genere non sono in possesso dei periti che operano in ambito penale.

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Linguistica e Giustizia al CRIL

Il CRIL nasce come centro all’avanguardia per lo studio del linguaggio in una prospettiva sperimentale grazie alla disponibilità di strumentazione sofisticata (disponibile in pochi laboratori al mondo). Presso il CRIL si integrano in modo coerente competenze ed esperienze diverse:

  • Il Prof. Mirko Grimaldi, Direttore del CRIL, si è formato presso l’Università di Firenze, specializzandosi in Dialettologia Italiana, Sociolinguistica e Fonetica Acustica. A Firenze è stato allievo della Prof.ssa Patrizia Bellucci, che per prima in Italia ha dato un contributo rilevante allo sviluppo della Linguistica Giudiziaria. Mirko Grimaldi ha avuto anche una lunga esperienza nella Polizia di Stato, in particolare presso il Centro Interprovinciale Criminalità Organizzata (CRIMINALPOL) di Firenze, dove ha preso parte alle indagini sulla strage di Via de’ Georgofili, specializzandosi nell’ascolto e nella trascrizione di intercettazioni telefoniche, oltre che nelle altre delicate attività investigative.
  • La Prof.ssa Barbara Gili Fivela, Vicedirettore del CRIL, si è laureata all’Università di Torino e si è specializzata in fonetica acustica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha arricchito la sua formazione e ha svolto attività di ricerca allo CSELT di Torino (laboratorio per le telecomunicazioni, oggi NUANCE), presso il Dipartimento di Linguistica dell’Ohio State University (U.S.A.), l'Universität des Saarlandes (Germania), l’IPDS di Kiel (Germania) e l’LPL di Aix-en-Provence (Francia). è autrice di circa ottanta contributi su argomenti di fonetica e fonologia, pubblicati su volumi, atti di convegni e riviste specialistiche nazionali ed internazionali. Dal 2010 è membro del comitato direttivo dell'Associazione Italiana Scienze della Voce (AISV).
  • L’Ing. Francesco Sigona, ingegnere elettronico, iscritto all'ordine degli ingegneri della provincia di Lecce, presta attualmente servizio presso il CRIL in qualità di responsabile tecnico di laboratorio, e svolge attività di supporto alla ricerca principalmente nell'elaborazione numerica e statistica di segnali biometrici relativi alla speech production.

Tutte queste competenze ed esperienze fuse insieme hanno dato vita a un filone di ricerca all’interno del CRIL mirato a sviluppare tecnologie e metodiche all’avanguardia nel campo della Linguistica Forense e in particolare nei settori della trascrizione del parlato e della comparazione della voce.

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Giusto Processo, intercettazioni e trascrizione: dall’orale allo scritto e ritorno

Banalmente si pensa che chiunque sia in grado di usare un programma di videoscrittura possa, con un po’ di pazienza, trascrivere il parlato intercettato. Salvo poi stupirsi quando in Tribunale il contenuto della trascrizione è contestato, l'ascolto in aula non chiarisce i dubbi sollevati e i consulenti chiamati in soccorso non riescono a risolvere in modo definitivo il problema. Parlare non è scrivere.

La trascrizione in ambito penale richiede specifiche competenze per:

  • Interpretare il parlato, individuando le informazioni rilevanti in esso contenute e spesso non riportate nello scritto (interlocutori e loro ruoli, pause, intensità, variazioni di tono, contesto del discorso, sovrapposizioni di voci, rumori, sfumature ironiche, stati emotivi, parole ambigue, ecc.);
  • Rendere tutte queste informazioni in modo coerente in forma scritta. Ciò è ancora più importante nelle intercettazioni ambientali, dove, al contrario delle conversazioni telefoniche, gli interlocutori possono evitare di fare riferimento in modo chiaro a persone, luoghi e oggetti che, in quanto presenti nel luogo della conversazione, possono essere solo indicati o allusi.

In sintesi, un buon trascrittore deve possedere conoscenze di linguistica e di teoria e di trattamento del segnale acustico per offrire ‘spazi’ interpretativi senza giungere a conclusioni affrettate. Al contrario, nella pratica attuale il “perito” trascrittore non ha né l’una né l’altra competenza, o nella migliore delle ipotesi solo una delle due.

Il primo problema riguarda la possibilità effettiva di trascrivere una registrazione audio, e, se sì, con quale criterio. Si tratta di mettere in atto procedure scientifiche che:

  • Misurino l’intelligibilità del segnale sulla base di valutazioni soggettive e oggettive;
  • Utilizzino in modo standardizzato filtri, lineari e non, al fine di migliorarne l’intelligibilità;
  • Valutino l’attendibilità della trascrizione di nomi, cognomi, toponimi, ecc., sulla base della conoscenza preventiva degli stessi.

In una sentenza ad una cosca mafiosa dell’area meridionale, su 52 pagine, si ritrovano ben 52 richiami ad intercettazioni sia telefoniche che ambientali e solo 15 richiami a testimonianze dirette. Ciò è sintomo di come l’accusa, prima, e la sentenza, in seguito, fondino gran parte delle proprie deduzioni e conclusioni proprio sulle intercettazioni di voci.

Mentre da un lato l’intercettazione telefonica e ambientale è oggi diventata una tra le più importanti e usate tecniche investigative, dall’altro non esiste una figura professionale pronta, preparata e riconosciuta per questo compito. Non esiste neppure un percorso formativo universitario o professionale che possa creare competenza e a tutt’oggi non esiste un Albo professionale ad hoc di esperti in questo settore. Inoltre è assolutamente assente qualunque attenzione da parte dello Stato o delle Istituzioni al problema. In questo vuoto si inseriscono facilmente pseudo-periti, pseudo-esperti o professionisti senza alcuna competenza specifica che utilizzano pseudo-metodi per nulla coerenti con l'dea del Giusto Processo, dal momento che il Processo è il “luogo” nel quale la giustizia si realizza tramite procedure. E sicuramente risultati giusti dipendono da procedure giuste (nel senso di corrette e controllabili): e questo purtroppo non sempre è il caso delle intercettazioni.

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La Comparazione della Voce

Una questione fonetica d’interesse forense è: si può identificare qualcuno in base alle caratteristiche della propria voce oltre ogni ragionevole dubbio? Ovvero: è possibile essere sicuri che la voce intercettata sia proprio quella del sospettato? Una risposta ragionevole è: dipende dal metodo applicato. In sostanza, dipende da come le conoscenze di fonetica acustica sono coerentemente integrate con le conoscenze ingegneristiche e informatiche all’interno di un approccio scientifico condiviso dalla comunità scientifica.

In genere, nella comparazione della voce il parlato registrato di una persona anonima (persona intercettata) viene messo a confronto con il parlato registrato di una persona nota (indagato). Tutte le parti coinvolte (polizia giudiziaria, giudici e avvocati) vogliono sapere: la voce dell’anonimo appartiene al parlante della voce nota?

In base al sistema legale vigente, intercettazioni telefoniche e/o ambientali o registrazioni di interrogatori possono essere utilizzate come evidenza anche senza la collaborazione del sospettato. Se il sospettato collabora può essere opportuno acquisire ulteriore materiale audio tramite un saggio fonico che, con metodi d’indagine e di rilevamento appropriati, ottenga dall’indagato lo stesso materiale linguistico prodotto dall’intercettato.

Le registrazioni possono essere messe a confronto sulla base di differenti caratteristiche del parlato e ricorrendo a metodi differenti su richiesta sia di privati sia della Polizia Giudiziaria nonché, ovviamente, dalla Magistratura. In genere, tuttavia, la comparazione della voce si sostanza in una perizia scientificamente motivata che sarà utilizzata come evidenza in un processo e che deve essere spiegata e difesa in dibattimento da parte dell’esperto responsabile della perizia.

Siccome durante un processo le decisioni si prendono sulla base dell’evidenza, volta, attraverso l’accertamento pertinente e completo dei fatti, alla formazione della prova (ricerca delle verità) all’interno della pratica comunicativa del contraddittorio, un modo ragionevole di porre la domanda è: qual è la probabilità che, data l’evidenza, il parlato registrato della voce dell’anonimo e della voce nota appartengano alla stessa persona?

Per fare ciò è necessario prima capire come il segnale vocale possa essere studiato sulla base di alcune caratteristiche fisiche.

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La voce

Per quanto riguarda le vocali, il parlato può essere definito come un segnale periodico prodotto da tre effetti:

1. Il movimento periodico della corde vocali che generano la Frequenza Fondamentale (F0) la quale si riferisce al tono della voce di ciascun individuo;

2. Il rumore prodotto dalla fonazione;

3. Le modificazioni del flusso dell’aria da parte degli articolatori all’interno del cavo orale.

Questi tre effetti generano uno spettro di frequenza, la cosiddetta struttura formantica.

La struttura formantica è rappresentata una serie di picchi discreti nello spettro di frequenza che sono il risultato dell’interazione tra la frequenza di vibrazione delle corde vocali e le risonanze che si generano all’interno del tratto vocale del parlante. La frequenza di questi picchi, che corrisponde alle frequenze formantiche, come anche la frequenza relativa tra i picchi, varia in base ai differenti suoni realizzati poiché, nella loro realizzazione, differenti sono gli articolatori coinvolti. La struttura formantica della voce interagisce con la struttura armonica del parlato, rappresentata da multipli interi della frequenza fondamentale. Le armoniche che sono vicine alla frequenza di risonanza del tratto vocale sono chiamate Formanti.

Lo spettrogramma rappresenta le componenti del Il suono può essere rappresentato in un grafico a tre dimensioni, detto Spettrogramma, dove il tempo è sull’asse delle ascisse, la frequenza e l’intensità marcata da un maggiore o minore annerimento delle frequenze (oppure da una scala di colori) sono sull’asse delle ordinate.

La frequenza di questi picchi, generalmente espressa in Hz, come anche la frequenza relativa tra i picchi, varia in base ai differenti suoni. La frequenza più bassa è nota come prima formante (F1) e le formanti successive sono F2, F3, ecc. Generalmente, le vocali sono classificate considerando i primi due picchi dello inviluppo spettrale (Vedi Fig. 1). La prima formante è inversamente proporzionata al movimento della lingua nella dimensione verticale all’interno della bocca (in alto/in basso), mentre la seconda formante riflette il luogo di articolazione nella dimensione orizzontale (in avanti/indietro). La F2, insieme con la F3, può dare utili indicazioni sull’arrotondamento delle labbra.

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Figura 1 : Inviluppi spettrali (in alto) e spettrogrammi (in basso) delle vocali cardinali /a/, /i/ e /u/ realizzate da un parlante italiano di sesso maschile.

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L’illusione dell’impronta vocale

Un primo esperimento, ai fini del riconoscimento del parlato in ambito forense, fu condotto presso i Laboratori Bell negli anni Sessanta da Lawrence Kersta. In questo esperimento, che secondo Kersta diede esito positivo, si testò se la comparazione visiva degli spettrogrammi poteva essere utile ad identificare il parlatore.

Tuttavia, nel corso del tempo, la maggior parte degli scienziati assunse un atteggiamento scettico sull’affidabilità di questo metodo poiché non era stato sufficientemente testato o fu respinto del tutto. Richard Bolt e Colleghi nel 1973 pubblicarono uno studio criticando il metodo e sollevando numerose questioni a riguardo:

1) Quando due spettrogrammi sono simili, tale similarità indica che si tratta dello stesso parlante o semplicemente che si tratta della stessa parola pronunciata?

2) Le similarità irrilevanti possono fuorviare una giuria composta da persone non esperte?

3) Quanto sono costanti i parametri della voce?

4) Quanto tali parametri sono caratterizzanti per il soggetto?

5) Questi parametri possono essere simulati o camuffati?

Nonostante questo metodo sia stato difeso da Oscar Tosi, grazie al modo in cui egli impressionò la Corte durante un processo, il 24 luglio del 2007 una risoluzione dell’Associazione Internazionale di Fonetica Forense e Acustica (IAFPA) ha definitivamente deliberato che questo metodo è privo di fondamenti scientifici, dichiarando esplicitamente che esso non deve essere utilizzato in ambito forense (Vedi Figura 2).


Figura 2: Risoluzione dell’Associazione Internazionale di Fonetica Forense e Acustica (IAFPA) in merito all’approccio Voiceprint.

Sfortunatamente, questo metodo ingenuo risulta ampiamente adottato nei Tribunali in Italia (anche dai Consulenti Tecnici dei Tribunali), visto che, come abbiamo detto, il Codice di Procedura Penale non riconosce la figura del perito in Fonetica Forense ed Acustica.

Contrariamente a quanto accade negli altri paesi stranieri, questo implica che periti e consulenti, nella migliore delle ipotesi, siano ingegneri o tecnici informatici i quali non hanno una formazione in linguistica o in fonetica acustica e non sono a conoscenza dei metodi scientifici da utilizzare per il riconoscimento del parlante.

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Il metodo scientifico per la comparazione della voce

Secondo un approccio moderno, la comparazione della voce, proprio come per le analisi del DNA, deve avvenire assumendo una prospettiva probabilistica. Occorre, innanzitutto, specificare che la comparazione non avviene sull’intero segnale del parlato, ma su determinate proprietà della voce. Generalmente, i parametri sono le prime tre Formanti e la Frequenza Fondamentale delle vocali, che rappresentano dei veri e propri indici biometrici.

A questo punto è necessario chiarire un concetto importante:

  • L’esperto forense non deve e non può fornire la probabilità che la voce registrata dell’anonimo sia la stessa dell’imputato.
  • Per molteplici ragioni lo scienziato forense non deve presentare la probabilità di colpevolezza o di non colpevolezza, a cui deve giungere autonomamente il giudice sulla base di tutte le evidenze che emergono durante il processo.
  • Allo scienziato forense deve essere richiesta la forza dell’evidenza, ovvero quanto è evidente un fatto al di fuori di ogni ragionevole dubbio.

Al fine di espletare appieno questo compito, il perito forense deve considerare due importanti aspetti:

(1) La similarità, cioè stabilire quanto siano simili o differenti i campioni di parlato dell’anonimo e del sospettato rispetto ai parametri d’interesse;

(2) La tipicità, cioé stabilire quanto siano tipiche o rare le caratteristiche fonetiche tra i due campioni di parlato rispetto alla popolazione di riferimento.

A parità di condizioni, l’evidenza circa l’identità dei due parlanti è più forte tanto più la tipicità è bassa rispetto a quando è alta.

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L’approccio Bayesiano e il Rapporto di Verosomiglianza

Questo approccio si ispira alla teoria Bayesiana e, in particolar modo, alla nozione di Rapporto di Verosimiglianza (Likelihood Ratio - LR) in cui il rapporto dell’evidenza viene valutato come segue:

LR = P(E|Hp)
divided by
P(E|HD)

Dove il numeratore corrisponde alla probabilità di ottenere una data evidenza E, nel caso in cui i due campioni abbiano la stessa origine, mentre il denominatore esprime la probabilità di ottenere una data evidenza nel caso in cui i due campioni abbiano una origine diversa.

Se il LR ha un valore maggiore di 1, è maggiore l’evidenza che i due campioni provengano dallo stesso parlante, mentre se il suo valore è minore di 1 è maggiore l’evidenza che i due campioni provengano da voci differenti.

Il numeratore cattura la similarità: se la similarità è alta, la probabilità che la sorgente dei due campioni sia la stessa è anch’essa relativamente alta; se la similarità è bassa, la probabilità che la sorgente dei due campioni sia differente è anch’essa relativamente molto bassa.

Il denominatore cattura, invece, l’aspetto della tipicità: se la tipicità è alta, la probabilità che qualcun altro possa essere la sorgente della voce anonima è relativamente alta, mentre se la tipicità è bassa la probabilità che sia stato qualcun altro piuttosto che il sospettato è relativamente bassa.

In base al metodo utilizzato per calcolare il rapporto di verosimiglianza, il numeratore di LR può anche essere espresso come:

P(E|Hp) = 1 – P.f.rej.

In cui P.f.rej indica la probabilità di rifiutare l’identificazione quando la voce dell’anonimo appartiene alla voce nota, mentre il denominatore può essere riscritto come:

P(E|HD) = P.f.id

In cui P.f.id indica la probabilità di accettare l’identificazione tra la voce dell’anonimo e quella del sospettato quando il campione dell’anonimo non è stato pronunciato dalla voce nota.

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La Popolazione di Riferimento

Al fine di quantificare la tipicità, è necessario creare o avere accesso ad una popolazione di riferimento (una baca dati) basata sulle proprietà del parlato che devono essere utilizzate ai fini della comparazione. Per quanto riguarda l’area italiana, con questo approccio sono stati elaborati due software:

  • IDEM: elaborato presso la Fondazione Ugo Bordoni e in uso ai Carabinieri del RIS (disponibile anche presso il CRIL);
  • SMART: sviluppato da grazie a un finanziamento della Unione Europea da diversi gruppi di ricerca e in uso alla Polizia di Stato.

La popolazione di riferimento è un aspetto fondamentale del LR e necessita di ulteriori ricerche poiché le banche dati della popolazione di riferimento costruite sulle caratteristiche del parlato sono rare. Ancora più rare sono le banche dati che prendono in considerazione la variazione dialettale. Al momento non esistendo appunto banche dati appropriatamente costruite sulla base di differenze dialettali, queste dovrebbero essere escluse nella comparazione di voci secondo il metodo Bayesiano, in quanto possono arrecare interferenze nel processo di verifica del rapporto di verosimiglianza.

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La Ricerca al CRIL: Approccio Bayesiano, Rapporto di Verosomiglianza e Popolazione di Riferimento basata su indici biometrici dialettali

Una popolazione di riferimento costruita sulle differenze dialettali è fondamentale non solo per rendere più efficiente l’approccio Bayesiano, ma anche il cosiddetto Voice Profiling.

Infatti, in alcuni casi è disponibile solo una registrazione di una voce anonima senza un possibile sospettato. Questo accade spesso durante le prime fasi d’investigazione. In una situazione del genere, si può chiedere all’esperto forense di delineare un profilo in base alle caratteristiche della voce e questo può aiutare la polizia a restringere il campo dei possibili sospettati (individuandone l’area di provenienza) o addirittura a trovare il sospettato sulla base di alcune caratteristiche dialettali esclusive.

Dunque, la disponibilità di una banca dati appropriatamente costruita sulle peculiarità dialettali di una determinata area può offrire opportunità importanti per sviluppare analisi semi-automatiche tali da offrire informazioni precise in merito alla voce anonima e arrivare a individuare possibili sospetti.

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Impronta Vocale vs. Approccio Bayesiano

La comunità scientifica internazionale è sempre più consapevole che la comparazioni della voce al fine del riconoscimento del parlante in ambito forense deve essere eseguita adottando il metodo Bayesiano, che non è solo un modo per comparare similarità e differenze tra determinati parametri acustici di campioni di voci differenti, ma anche il modo di conoscere quanto comuni siano le voci in base ad una popolazione di riferimento. Il coinvolgimento della fonetica e della linguistica associato alle metodiche ingegneristiche e informatiche ha sicuramente giocato un ruolo importante in questo processo.

Ad ogni modo, sarebbe sbagliato dedurre che l’approccio Bayesiano nel riconoscimento del parlante in ambito forense sia ovunque accettato e istituito. Il grado in cui tale approccio sia utilizzato, o anche solo compreso (data la sua complessità), differisce da nazione a nazione.

Nello stesso tempo, non vi è alcun dubbio che, dato l’interesse crescente nella corretta valutazione dell’evidenza relativa all’identificazione forense, ignorare tale approccio è a proprio rischio e pericolo.

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Bibliografia di Riferimento

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