| Acoustic correlates of phonological microvariations (cliccare qui)
Il rapporto problematico fra dati empirici, fonetica sperimentale e teorie fonologiche. I dati relativi al vocalismo tonico del Salento meridionale – dove grazie a un'estesa campagna di ricerche sul campo sono stati individuati dei processi metafonetici mai notati prima – sono serviti per riflettere sull'interfaccia fonetica-fonologia, sull'uso che le teorie fonologiche recenti hanno fatto del dato empirico, e sulla possibile integrazione dei due livelli di analisi. L'idea di provare a modulare meglio il rapporto fra fonologia e fonetica si basa sull'assunto, già comunemente accettato sin da Jakobson, Fant e Halle (1952), che le categorie fonologiche sono foneticamente strutturate. Anche alla luce di molte ricerche nel campo delle neuroscienze, è stato ipotizzato che il dominio dell'articolazione fonetica manifesta forti legami con il livello fonologico, anche se in modo molto più complesso di quanto si sospetti. Invece di assumere una rappresentazione discreta delle forme fonologiche sottostanti separata da una realizzazione fonetica superficiale, si suppone che per il parlante la discretezza fonologica è il risultato di processi neuro-cognitivi che individuano punti ottimali nello spazio acustico e articolatorio continuo.
L'acquisizione della seconda lingua. È stata condotta una prima ricognizione sui processi di acquisizione fonetico-fonologici presenti in un gruppo di bambini delle elementari che studiano l'inglese come seconda lingua. L'analisi acustica dei dati, sovrapponendo le aree di esistenza delle vocali della L2 su quelle delle vocali di L1, ha evidenziato che i suoni della L2 oscillano all'interno dello spazio vocalico della L1 senza trovare un'area di esistenza ben definita. In sostanza, i soggetti in questione tentano di individuare un nuovo spazio acustico partendo dallo spazio acustico della L1. Ne consegue che le nozioni di transfer e interlingua non vanno considerate come due opzioni separate, ma piuttosto come un continuum interattivo attraverso cui avviene il processo di apprendimento di una seconda lingua. Ulteriori ricerche su bambini della stessa età sono in corso.
L'apporto delle neuroscienze alla teoria linguistica.La separazione teorica fra lo studio delle rappresentazioni linguistiche dai processi neurofisiologici che le producono deve essere urgentemente riconsiderata alla luce della sfida lanciata dalle neuroscienze cognitive. La costruzione di una teoria neurale de linguaggio, in una prospettiva biologica, non può prescindere da ipotesi 'concrete' su processi e rappresentazioni cerebrali. Un modo per iniziare a sviluppare un proficuo percorso interdisciplinare potrebbe essere quello di considerare la mente (insieme alla classica nozione di rappresentazione mentale) come il prodotto delle computazioni che avvengono a livello neurofisiologico: indagando il cervello si indagano automaticamente i suoi prodotti cognitivi. Si può ipotizzare che le proprietà fisiche del cervello, i processi chimici che le regolano e la fitta rete di connessioni neurali (corticali e sottocorticali) generano le strutture grammaticali così come generano i movimenti del braccio che afferra un oggetto posto su tavolo. In altri termini, rappresentazione ed esecuzione avvengono in tempo reale.
Le nuove forme dei dialetti. La (ri)scoperta dei dialetti, soprattutto da parte delle nuove generazioni, è un fenomeno abbastanza articolato: se da un lato, come rivelano alcuni dati Istat del 2000, i dialetti regrediscono più lentamente del previsto e vengono adoperati insieme all'italiano, dall'altro si riaffacciano alla ribalta attraverso usi nuovi, in contesti che hanno poco a che fare con le funzioni comunicative e l'oralità originarie. È stata monitorata ed analizzata la presenza del dialetto rispetto all'italiano nelle conversazioni in chat, nella musica Hip-hop e nella produzione letteraria di giovani scrittori. Il recupero del dialetto sta avvenendo in modo consapevole e funzionale all'uso e al contesto in cui viene impiegato, in alternanza pacifica con l'italiano. Da una realtà in cui il dialetto denotava una povertà sociolinguistica se n'è sviluppata una che palesa una ricchezza sociolinguistica, aggiungendo risorse espressive alla conversazione. |